martedì 26 agosto 2008

Hello Wisconsin

È un altro giorno sonnacchioso, nel Wisconsin italiano. Le ruote dei trattori girano lente bloccando il traffico di cittadini incazzati alle loro spalle. Le marmotte giocano a nascondersi dentro alle loro tane. I bambini in giardino corrono. E corrono per davvero, non lo simulano alla Nintendo Wii. A interrompere il torpore estivo arriva una forza sconosciuta che passando piega le spighe di grano. C’è una sorta di elettricità nell’aria. I contadini sono in fermento per l’inizio di quello che sarà, come tutti gli anni, l’evento dell’anno: la vendemmia.
Le persone qui fanno finta che internet non esista. O forse non fanno finta ma è proprio che non sono a conoscenza di internet, perché altrimenti anziché stare fuori ad arare la terra se ne starebbero dentro davanti a un sitazzo porno, e anziché inforcare forconi probabilmente inforcherebbero occhiali per poter leggere le parole scintillanti di un blog come questo.
I ritmi lenti di una ballata country scivolano nelle orecchie, mentre la penna veloce se ne corre sulla carta Pigna stile Usain Bolt sulla corsia 4 di una pista olimpionica. Nemmeno il vento può frenare certe cose. Il sottile sguardo del pubblico può stare a guardare, ma non può comprendere come ci si sente quando si va a una velocità supersonica e intorno tutto quanto è fermo.
Un telecomando come quello di Adam Sandler in “Cambia la tua vita con un click” non lo vendono? Eppure aiuterebbe. Certe giornate dovrebbero essere mandate avanti col fast forward premuto perché se no da sole non ce la fanno proprio. Altre giornate le si dovrebbe vivere in slow motion per poterne assaporare ogni singolo momento.
Passano i campi, passano le stagioni, passano i sogni ma tutto qui resta uguale. Ogni anno it’s vendemmia time! Le ruote arrugginite del John Deere continuano a bloccare il traffico. Gli animali si godono l’estate chè il letargo è ancora lontano. I bambini continuano a NON ricevere Nintendo Wii per Natale. Niente cambia. Tutto qui resta uguale.
Saluti dal Wisconsin,
Cannibal Kid

lunedì 18 agosto 2008

destination unknown


Partenza: 1 agosto, 8 P.M.
Destinazione prevista: Zaton, Croazia.
Protagonisti: il ragazzo cannibale e dj tarix.

1 agosto, ore 2 P.M.
Dopo alcune ricerche su internet, la destinazione inizialmente scelta appare in quella che è tutta la sua ineluttabile brutale realtà: un paese di pescatori dimenticato da Dio e a ben 20 km dalla turistica Dubrovnik (e non 5 come sbandierato dalla proprietaria del B&B). I nostri due eroi, reduci da Dublino, per proseguire il loro European Tour 2008 decidono allora di prendere in considerazione altre mete raggiungibili in station wagon (tra cui Toscana, Roma e nel delirio più totale sbuca fuori anche un’ipotesi Amsterdam). Alle 7 P.M. scelgono infine la Spagna, Costa Brava. 1000 km di distanza. Città random.
Parte il viaggio della speranza e, se la destinazione non fosse già abbastanza lontana, i nostri due eroi come loro solito sbagliano clamorosamente strada. Le indicazioni per Marsiglia d’improvviso spariscono. C’è qualcosa che non va. Anziché in direzione spagnola finiscono su su sempre più su e prima che se ne siano resi conto sono arrivati fin quasi a Lione! Senza imprevisti d’altronde non sarebbe un loro normale viaggio. Peccato faccia un freddo cane nel cuore della Francia.
Ritrovata la retta via che per un autogrill s’era smarrita il cannibale e il socio trovano verso l’Espana una coda di proporzioni bibliche. Spunta un nuovo giorno e si affaccia pure un caldo mostruoso. Dopo oramai più di 16 ore di viaggio il delirio prende possesso dei due. Ci si mette pure l’autoradio che comincia a suonare musica classica. Visioni mistiche accompagnate da cori, rutti e versi sotto questo sole li costringono a scegliere di uscire dall’autostrada. Fino al confino spagnolo la coda si è fatta insostenibile, tanto che il ragazzo cannibale a digiuno di zuccheri e di sonno comincia a non sentire più il suo corpo, come quando i genitori di Michael J. Fox in “Ritorno al futuro” separano per un momento i loro destini e lui sta quasi per scomparire. Le sole cose che evitano al ragazzo cannibale di svanire sono l’Oki, i Fresh’n’Clean che la mamma gli aveva provvidenzialmente comprato per il viaggio e la musica di Amy Winehouse.
E allora fuori dall’autoroute prima che sia troppo tardi, in una città a caso della Linguadoca, Perpignan. Sembra di essere a Rapallo. I nostri due eroi si trovano in difficoltà, non sanno dove andare, come muoversi, sono totalmente privi di forze e sfiduciati. L’avventura spagnola, come tutte le avventure che si rispettino, è iniziata piena di ostacoli. Il morale è a terra e dj tarix dice che preferirebbe essere a casa nel suo lettuccio a dormire tranquillamente.
Per fortuna arriva la salvezza, che ha le sembianze deformi di un uomo-tricheco. Il suo hotel ha una sola stella ma è completo di aria condizionata, tv e jacuzzi (vabbè, forse la jacuzzi non c’è…). Che dire di questa splendida città? I due hanno dormito circa 24 ore di fila quindi non è che l’abbiano proprio vista molto, ma non fategliene una colpa. Non credo si siano persi granchè.
Recuperate le energie, l’immagine della destination Espana ritorna ad essere a fuoco, ma non troppo. Va infatti notato che i due una cartina della Spagna nemmeno ce l’hanno. Come unico punto di riferimento hanno un foglietto con le principali cittadine sulla Costa Brava annotate a mano dal ragazzo cannibale giusto 10 minuti prima della partenza. Nonostante questo dettaglio, il confine spagnolo viene finalmente varcato (a quasi 48 ore dalla partenza) sulle note molto simboliche della canzone Viva la vida dei Coldplay.
La prima cittadina papabile sulla costa è Roses, che pur senza Guns non sembra malaccio, ma essendo veramente scomoda da girare in macchina si dirigono fino a Empuriabrava. Sulla strada c’è la discoteca Pacha (come a Ibiza) che annuncia David Guetta in arrivo a breve e l’amico Dario con un sms dall’Italia dice che ci dovrebbe essere movida, quindi una tappa pare essere obbligatoria. I due si sistemano per 5 giorni in una betolla, che per essere precisi è a Castello d’Empuries, a un paio di chilometri dalla città vera e propria. Empuriabrava si rivela essere un posto un po’ per famiglie, ma quando certe famiglie hanno certe figlie, chi si sta a lamentare? Tra le cose da notare la spiaggia veramente abnorme, tanto che ci si perde, la totale assenza di italiani, il pub che mette su ottima musica e il Pago Pago che fa dei cocktails da KO. L’evento è però David Guetta (forse il migliore Dj al mondo..) che suona al Pacha il 6 agosto. Spettacolo totale. Vieni a ballare in Empuria-Empuria-Empuria, dove la notte è buia-buia-buia. Il miglior dj set mai sentito. Un fuoriclasse assoluto che fa andare fuori di testa la folla senza risparmiarsi per circa 4 ore. E poi balla come un coglione proprio come il ragazzo cannibale!
Le gambe oramai fremono e stare fermi nello stesso posto non fa per i nostri due eroi, che decidono di andare più in giù sulla costa, on the road again. Scatta un'altra città a caso: St. Feliu de Guixols. Un breve giro in auto fa intuire ai due che trattasi di posto per vecchi, fa rimpiangere addirittura Perpignan... Urge cambiare immediatamente aria! E allora via con la città successiva: Platja d’Aro. La fauna locale li convince a sistemarsi lì e al primo colpo beccano l’ostello La Marina. 50 metri dalla playa e 50 metri dalla via con i locali. Prezzo ragionevole. Disponibilità fino a ferragosto. Tipa alla reception figa (l’amico Dario l'avrebbe gradita assai). Preso. Il ragazzo cannibale spara subito lo stereo a un volume esagerato giusto per far capire ai (poco simpatici) vicini italiani chi comanda.
I giorni passano lenti, le notti veloci. Il mondo esterno appare un ricordo lontano. Dai titoli dei quotidiani locali arrivano notizie confuse di una Georgia bombardata. Un’altra guerra, e anche stavolta il ragazzo cannibale non ne comprende le ragioni. Le olimpiadi di Pechino sono solo dei frammenti sfocati sull’LCD del Charlie’s Bar, luogo mitico di perdizione in cui non si può non bere almeno una brocca da un litro e ½ di una sostanza superalcoolica da gastrite, dal colore verde e dal gusto esotico.
Mercoledì 13 gita a Barcellona. Il ragazzo cannibale si trasforma in un cyborg progettato per guidare e si destreggia incredibilmente bene tra le calles affollate. Parcheggiata la station wagon in un Carrefour i nostri due eroi si trovano a una notevole distanza dal centro. Scatta la metropolitana. Anzi no. Panic! at the metro. Dj tarix ha uno dei suoi attacchi di panico claustro e si rifiuta categoricamente di scendere sotto terra. E allora che si fa? Si fa che si va a piedi. Una passeggiata giusto di qualche kilometro per raggiungere la Sagrada Familia, per l’occasione ribattezzata Sagrada Sucata. Di sicuro la notte è uno spettacolo da togliere il fiato, ma di giorno con tutte le cazzo di impalcature che la ricoprono non è sto gran che, così il ragazzo cannibale finisce a fotografare culi di tipe che guardano la Sagrada Familia. Tra le costruzioni di Gaudì preferisce decisamente i palazzi nel centro: la casa Milà e la casa Batllò.
Sul cielo di Barcellona svetta la torre Agbar che con le sue dimensioni falliche è di presagio all’uomo nudo che cammina per la via principale di Barcelona davanti ai negozi di Gucci e Louis Vuitton, tra le risate della gente. Un segno di protesta contro l’imperialismo dei grossi marchi di moda? Assolutamente no. Trattasi di puro e semplice esibizionismo: l’uomo ha infatti un cazzo di notevoli dimensioni. In Spagna poi pare che il nudismo sia consentito, al contrario dell'Italia dove i sindaci delle località balneari fanno a gara a chi proibisce di mostrare più pelle. Barcellona è una città piena di vida, di gente fuori, di mimi, di bariste ubriache e super-tettone, di giocolieri che fanno il loro numero in mezzo alla strada rischiando di essere investiti, ma è persino eccessivamente incasinata. Al ragazzo cannibale era piaciuta di più la prima volta in cui ci era stato, forse perché allora si era innamorato o forse perché nel frattempo aveva visto altre città che l’avevano colpito maggiormente come Dublino, Londra, Parigi, Roma. E poi a Barcellona ci sono troppi negozi di roba figa e al ragazzo cannibale, che aveva avanzato troppo pochi soldi per potersi dedicare a uno shopping folle, facevano solo venire un gran nervoso.
Chiusa la parentesi Barcelona, le ultime sere a Platja passano nel solito delirio alcoolico tra il Charlie’s Bar e il Black & White, tra il Gib’s e la disco per strafatti Inox. Si fanno le 6 della manana e il giorno dopo bisogna lasciare la camera entro le 12 A.M. con 1000 km da fare per tornare a casa, un cerchio da post-sbornia alla testa e poche ore di sonno alle spalle.
Il secondo viaggio del delirio inizia senza problemi, a parte qualche coda al confine della Spagna. Stavolta nessun errore di direzione. La Francia è un bicchiere di Champagne che fila giù tranquillo per il gargarozzo. Fino a che arrivati quasi al confine italiano la station wagon decide di non andare più avanti. Fine della benzina, peccato che l’indicatore desse ancora mezzo serbatoio pieno... Il ragazzo cannibale prova a dare gas, ma niente da fare. Prova a riaccendere la macchina, ma sempre niente da fare.
Ormai è ufficiale: in piena notte, la station wagon ha dato forfait in una galleria in curva. Bestemmie. Rabbia. Paura. Il tempo si cristallizza. Il rumore del camion arriva forte da dietro. È un tuono. Le luci si avvicinano allo specchietto retrovisore fino a farsi accecanti. Arriva la rassegnazione. “Questa è la nostra ultima avventura,” pensa il ragazzo cannibale. Ai posteri lasceranno solamente un paio di nastri pieni di filmati stupidi girati con la telecamera del tarix. “Non c’è più niente da fare. È così che finisce tutto.” Ma all’ultimo momento, il camion vede le 4 frecce della station wagon e decide di non travolgerla. “Adesso cosa fare?” si chiede il ragazzo cannibale. “Bisogna scendere al più presto, ecco cosa si deve fare.” Dj tarix però è pietrificato e resta in auto. I secondi passano, altre macchine passano, qualcuno fa i fari, qualcun altro suona, altri camion passano. Il ragazzo cannibale si decide a scendere e lo stesso fa più tardi anche il tarix, abbandonando il mezzo al proprio destino. Alla fine del tunnel-el-el-el c’è un telefono di SOS. Dopo dieci minuti (durante i quali il ragazzo cannibale fuma forse dieci sigarette dieci) arrivano i soccorsi e anche questa volta la salvezza ha delle sembianze deformi: un vecchio tunisino che chiede 171,50 euro per portarli a fare benzina fino a Ventimiglia, altrimenti li lascia lì a morire come cani abbandonati sull’autostrada. Una volta accettata la richiesta di denaro un tantino eccessiva, il tizio trascina la station e li carica sul suo furgone, ma si distrae, sbanda pericolosamente e per poco non finiscono tutti giù da un ponte altissimo. Quasi quasi i nostri due eroi erano più al sicuro dentro la galleria.
Giunti a Ventimiglia, il suolo italiano ha un sapore incredibilmente piacevole. In autogrill il ragazzo cannibale scoppia a piangere, piange di felicità mentre la gente lo guarda come se fosse un alieno, o un folle. Ma non è folle. È scampato alla morte, per stavolta, come in "Final Destination", e non è mai stato più felice di essere vivo. Dei tizi (forse tunisini pure loro) fanno al ragazzo cannibale: “Ci siamo strafatti di cocaina a Montecarlo per tutta la notte al punto che abbiamo dovuto fare l’elemosina per poter tornare a casa. Tu invece di che cosa ti sei fatto?” Il ragazzo cannibale risponde: “Ho rischiato di morire in una galleria e adesso sono strafatto di adrenalina per essere ancora vivo. È la sensazione più strana e forse anche la più bella del mondo.”
È stato dunque un solito viaggio dei nostri due sopravvissuti: organizzazione punk, destinazione sconosciuta e rischio di morire sempre dietro l’angolo. Però almeno non c’è stato tempo per annoiarsi un momento e alla fine, vaffanculo, si grida viva la vida!
Soundtrack
Alex Gaudino – Destination unknown
Amy Winehouse – Back to black
Coldplay – Viva la vida
David Guetta – Tomorrow can wait
David Guetta – Delirious
Laurent Wolf – No stress
El canto del loco – Eres tonto
Kate Ryan – Elle ella l’a
Plastic Constellations – Floated down and flew around
Click Five – Addicted to me
Radio spagnole: los 40 principales, onda 8 fm, flaix
Radio francesi: le mouv, skyrock

venerdì 1 agosto 2008

wwwaves

Le stelle dorate urlano il tuo nome e tu
tu provi ad ignorarle
chè ti conosco
delle cose luminose hai sempre avuto paura
le luci di Natale
il giallo lampeggiante dei semafori
i ragazzi con gli occhi troppo azzurri
i laser delle disco che provocano danni permanenti
(l’ha detto Studio Aperto, quindi dev’essere vero)
Le stelle dorate urlano il tuo nome e tu
tu lasciale urlare
fuggi via sulla luna, bambina
lasciami questa spiaggia
e lasciami queste onde
è facile andarsene via
allora perché ne hai così paura?
fuggi via lentamente
(se si può fuggire via lentamente)
così ti posso guardare un’ultima volta
guardarti mentre te ne vai
under the milky way tonight
Le stelle dorate urlano il tuo nome e tu
tu lo sai, tu l’hai sempre saputo
questo mondo non è abbastanza per noi
non è abbastanza per uno you&me together 4ever
questa sabbia si attacca dappertutto
eppure domani sarà solo un bel ricordo trascinato via dalle onde
lascia la mia mano
perché quando ci rivedremo tu non sarai più mia
io non sarò più tuo
ma adesso niente importa veramente
tranne tu, io e questa marea.

segreteria telefonica

Drin

Drin

Drin


risponde la segreteria telefonica di Cannibal Kid:
“Non sono in casa miei adorati lettori, sono in vacanza.
In questo momento probabilmente sono totalmente ubriaco
oppure sto facendo una colazione a base di galletti del mulino bianco pucciati nella birra
oppure sto cercando di resistere alla tentazione di bere, chè in sti giorni dannazione mi sono venute delle fitte sotto le costole e probabilmente non è niente, ma se invece è il fegato?
oppure sto sentendo una delle mie fantastiche compilation di musica trash estiva
oppure, che due palle, sono ancora in viaggio e magari pure in coda.
Nell’ipotesi (a dire il vero remota) che stiate sentendo nostalgia del mio blog, potete sempre leggere i miei vecchi post, alcuni sono quasi carini… e poi c’è anche l’ultima specie di poesia che vi ho lasciato per l’estate.
Ci sentiamo dopo ferragosto,
sayonara!
Ah, dimenticavo: potete lasciare un messaggio dopo il Bip”

Bip
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