martedì 29 settembre 2009

Aria di Editors

Due degli album più attesi dell'anno sono giunti in mezzo a noi.
"In This Light and on This Evening" è il terzo album degli Editors. Di solito i loro dischi mi conquistano dopo un pò di tempo, con il passare degli ascolti. Chissà se capiterà anche questa volta...

(fai click sull'immagine)

"Love 2" è il nuovo disco d'amore dei francesi Air, gli autori del capolavoro "Moon Safari" (1998) e della colonna sonora de "Il giardino delle vergini suicide" di Sofia Coppola. Relax, take it easy e mettete su questo disco.

(clicca sull'immagine)

domenica 27 settembre 2009

top 5 della settimana (21-27 settembre 2009)

5. Voglio solo limonare
Il nuovo video dei Depeche Mode è pieno di gente che limona di brutto. Ma brutto, brutto, brutto. Che aspettate a vederlo?

4. I peggio film e le meglio canzoni
Fine di un decennio. Cominciano le classifiche per riepilogare il meglio, ma anche il peggio, di questi cazzo di anni zero. Il famigerato sito cinematografico Rotten Tomatoes ha tirato fuori la sua lista dei 100 peggiori film dell’ultimo decennio. Tra le presenze, immancabili Glitter, superflop con Mariah Carey, Basic Instinct 2, l’inguardabile Travolti dal destino con Madonna, il terribile FBI: Protezione testimoni 2, la propaganza di Scientology Battaglia per la Terra, più tutta una serie di improbabili film fantasy e film-parodia assolutamente non riusciti come Disaster Movie ed Epic Movie. Ma attenzione, perché alla numero 3 c’è un film italiano (ma che onore!): si tratta di Pinocchio, il disastroso adattamento di Roberto Benigni della storia di Collodi. E alla numero 1, rullo di tamburi... Ballistic con la coppia malamente assortita Antonio Banderas-Lucy Liu. Per vedere tutta la classifica, cliccate QUI.
L'inglese Daily Telegraph ci propone invece la classifica delle 100 migliori canzoni della decade.
Una classifica molto british e molto pop. Alla number one? No no no, canta lei. E invece sì sì sì: "Rehab" di Amy Winehouse. Meritatamente, aggiungo io.
Per dare un occhio alla chart completa, cliccate QUI.


3. St. Vincent
St. Vincent è il nome di una cantante molto... come dire? St. Vincent. Questo è il suo ultimo video. Molto St. Vincent.


2. Il vero amore
Purtroppo non in molti si ricordano degli Ash, spettacolare trio irlandese indie-pop-punk-rock che ha raggiunto il suo picco di popolarità tra la fine degli anni 90 e i primi anni zero, con canzoni come "Girl from Mars", "Goldfinger", "Oh Yeah" e "Burn Baby Burn". Recentemente il loro pezzo "Shining Light" ha avuto l'onore di essere coverizzato da Annie Lennox. Ma gli Ash continuano ad essere in giro e fanno musica più figa che mai. Questa è "True Love 1980". Stay tuned.


1. District 9
Un film assolutamente da vedere. Non vi voglio anticipare nulla, una volta che c'è in giro una pellicola devvero originale e in grado di sorprendere. Posso solo dirvi che non è il solito film di fantascienza, il solito film di alieni che sbarcano sulla Terra proprio l'Independence Day, il solito film tutto effetti speciali zero idee. District 9 mescola finto documentario alla Cloverfield, notiziari breaking news stile CNN, youtube style, videogame (mi ha ricordato Oddworld: Abe's Oddysee, un gioco per playstation) ma anche fantascienza old school (echi di Gremlins ed E.T.) e action-movie.
Anticipato da una notevole campagna di viral-marketing, negli USA ha incassato più di 100 milioni di dollari, nonostante un regista esordiente (Neill Blomkamp, da tenere d'occhio) e un cast di completi sconosciuti. Lo ripeto: un film assolutamente da vedere.

sabato 26 settembre 2009

Polaroid

Volete ricreare l'effetto Polaroid sulle vostre foto?
Ecco un programmino spettacolare che vi permette di farlo in maniera molto semplice.
Scaricatelo qui


Una volta installato il programma, trascinate la foto desiderata nel finto apparecchio Polaroid.
Pensate che la foto venga immediatamente modificata? Certo che no. Questo software simula perfettamente l'intera esperienza Polaroid. Quindi, come da tradizione, dovrete aspettare una manciata di minuti prima che la foto si asciughi...

venerdì 25 settembre 2009

Nightshift

Ecco il mio nuovo mixtape "Nightshift". Perfetto per il weekend e per un ascolto notturno.
(43 minuti di musica electro/pop/rock interamente mixati da me)
Contiene brani di: Daft Punk, Lady Gaga, David Guetta, La Roux, Franz Ferdinand, Crookers, Calvin Harris, Fever Ray, John Legend, The Streets, Fatboy Slim, Cannibal Kid, Guns’n’Roses e molti altri…
Per scaricarlo, ovviamente gratis, cliccate sull’immagine

Welcome to the nightshift. Benvenuti al turno di notte.

Rockstars

Succede anche alle rockstars di prendersi l'influenza A...
Marilyn Manson ha contratto la suina. Per fortuna ciò non gli ha fatto perdere il suo particolare sense of humour:
“Mi è stata ufficialmente diagnosticata, da un medico vero, l’influenza A. So che tutti ipotizzano che abbia contratto questa malattia intrattenendomi con un suino. Tuttavia, il dottore mi ha assicurato che i partner occasionali che ho avuto in passato non hanno nulla a che fare con questa misteriosa influenza. Purtroppo, sopravviverò. M”
Sempre a proposito di rockstars, ecco una nuova canzone di Vasco Rossi. Se vi sembra familiare, don't worry. Sì, è proprio lei: "Creep" dei Radiohead. Gli Intoccabili Radiohead. Quando ho saputo che Vasco ne avrebbe fatto una cover in italiano mi sono venuti i brividi. Brividi di terrore. Il risultato però, pur rimanendo ben lontano dai vertici della splendida versione originale, non è nemmeno del tutto disprezzabile. Sorpresa sorpresa.

mercoledì 23 settembre 2009

Notte horror

Per il ciclo notte horror, va ora in onda una rassegna di pellicole (più o meno) del terrore viste nelle ultime settimane. Quella che mi ha colpito maggiormente è stata Drag me to hell di Sam Raimi, ma ne avevo già parlato qui.

Videocracy – Basta apparire
Un horror agghiacciante. È la realtà che vediamo tutti i giorni quando premiamo il dannato tasto di accensione della tv. Proprio quella. Solo filtrata con una lente diversa, che ci fa apparire tutto più chiaramente. E spaventosamente.
Erik Gandini racconta l’Italia a un pubblico straniero e lo fa con un documentario che ha a suo favore un’ottima scelta del materiale video e un uso delle musiche che crea un effetto straniante per noi che quelle immagini siamo abituate a vederle in altro contesto.
Molto cinematografici i personaggi: il “mussoliniano” (per suo stesso vanto) Lele Mora è un mostro kubrickiano vestito in bianco dentro una stanza bianca. Arancia Meccanica gli fa una sega a uno così. (Inquietante pure la sua somiglianza con Benjamin Linus di Lost).
Fabrizio Corona è una sorta di Scarface nostrano, un “Robin Hood moderno che ruba ai ricchi per dare a se stesso” (anche in questo caso, parole sue). L'altro protagonista del documentario è un wannabe famous che cerca di farsi strada nel duro mondo dello spettacolo proponendo un mix di arti marziali alla Van Damme e danze latine alla Ricky Martin. Per adesso si è guadagnato un posto solo tra i geni incompresi di X-Factor. E non si fa fatica a capire il perché.
E poi c’è Silvio. La faccia di Silvio in primissimo piano. Mi sono cagato addosso.
(voto 7+)

Il messaggero (The Haunting in Connecticut)
Matt ha un tumore e la sua famiglia per curarlo in un centro specializzato si trasferisce nel Connecticut. Con tutte le case che ci sono, non va a finire proprio in una infestata dai fantasmi? Da un storia vera (certo, come no), che sarebbe avvenuta nel 1987. L’ambientazione anni 80 non è sfruttata a sufficienza. Anzi, non è sfruttata per niente. Il protagonista Kyle Gallner (visto in Veronica Mars) ha un look vampiresco alla Twilight e visioni alla Donnie Darko, tanto per aggiungere un po’ di mistero al tutto. E Il messaggero come film drammatico funzionerebbe anche. Peccato abbiano voluto farne un altro scontato horror. Scelta azzeccata da un punto di vista commerciale, visto che negli Usa ha incassato benone. Pessima scelta da un punto di vista cinematografico. Effetti sonori sparati a mille che hanno l’unica funzione di innervosire, anziché spaventare. Forse gli autori delle colonne sonore degli horror di oggi dovrebbero andarsi a rivedere, e soprattutto risentire, Shining e Profondo rosso.
(voto 5)


The Messengers
Ci sono dei genitori che sono peggio dei fantasmi. Ti costringono a rinunciare alla tua bella vita in città per trasferirti in un paese di campagna dimenticato da Dio. Kirsten Stewart è una che ha l’abitudine a sfighe del genere, ma almeno in Twilight finiva per farsi qualche vampiro. Codesta volta si deve accontentare di dividere la casa con i soliti rancorosi spiriti che dall’aldilà reclamano per il solito ingiusto caso di violenze domestiche. Storia già sentita, già vista mille volte. Tutto piatto e prevedibile, in questo film del 2007 da non confondere con Il messaggero di cui sopra (che fantasia gli horror di oggi!) Se a ciò aggiungiamo una recitazione tutt’altro che convinta e persino la presenza di uccelli hitchcockiani, l’unico motivo per cui si arriva fino alla fine è per aver la soddisfazione di poter esclamare, non appena partono i titoli di coda: “Che stronzata di film!”
(voto 4)


Pulse
Altro giro, altro horror. Muoversi gente, muoversi. Tutti in carrozza che si sale. Wes Craven ha partecipato alla stesura della sceneggiatura di questo Pulse, peccato abbia dimenticato di metterci dentro la tua tipica ironia, elemento cardine di film come Nightmare o Scream. La storia di fantasmi che attraverso pc e cellulari diffondono tra le persone un’epidemia di suicidi è troppo ridicola per prendersi così seriamente. La protagonista Kristen Bell, aka Veronica Mars, cerca di fare chiarezza in codesta misteriosa vicenda. Interessante la tematica delle nuove tecnologie come mezzo di propagazione mortale che rende il film più attuale degli altri horror medi in circolazione, peccato sia tutto troppo assurdo per mettere veramente paura.
(voto 5)

Slither
In questo caso a mancare non è certo lo humour, usato più che abbondantemente. A mancare è l’interesse per la storia assurda: delle specie di vermi alieni entrano nel cervello delle persone facendoli diventare degli zombie assetati di sangue. Atmosfera da b-movie fanta-horror d’altri tempi. Potrebbe essere un filmino divertente, peccato che il tutto sia talmente inverosimile e scemo da far scemare anche il minimo interesse che la vicenda potrebbe suscitare. Non male la soundtrack, però è molto meglio riguardarsi qualche vecchio episodio di Buffy.
(voto 4)

Dead Silence
La storia di una ventriloqua e dei suoi pupazzi animati è realmente affascinante. Non so cosa ne pensiate voi, ma per me i pupazzi da ventriloquo sono una delle cose più inquietanti in assoluto, forse giusto dopo l’immagine del volto sorridente del Berlusca. A questo storia fa da contorno un consueto sviluppo investigativo che da The Ring in poi è stato assunto come modello da quasi tutte le pellicole del genere e una consueta sequela di morti ammazzati in sequenze di non enorme tensione. Se però i pupazzi vi fanno paura, la visione è altamente consigliata.
(voto 6+)

Vacancy
Una tensione che ti tiene incollato al divano per 80 minuti scarsi. Un pregio di Vacancy è sicuramente quello di durare poco (ancora un po’ e la tensione mi avrebbe fatto partire il cuore) e di non stare a dare troppe spiegazioni sui moventi che fanno agire i pazzi maniaci del film. Tra la follia di Funny Games e la claustrofobia di The Strangers, la paiura è costruita in maniera magistrale.
La trama si scosta poco dai canoni del genere. Una coppia in crisi, sul punto di divorziare dopo la morte dell’adorato figlioletto, si ritrova nel cuore della notte in un motel di hitchcockiana memoria dove i pazzi maniaci di cui si diceva intrappolano e filmano l’agonia dei clienti, prima di torturarli brutalmente e ucciderli. La coppia in crisi, interpretata da Luke Wilson e Kate Beckinsale, cercherà di portare a casa le piume. Ce la faranno?
(voto 6,5)
Babysitter wanted
Oooh. Finalmente un horror con i contro coglioni. Una ragazza timorata di Dio viene chiamata a fare la babysitter. Si troverà a doversi scontrare con forze demoniache, tra scene splatterose e atmosfere che ricordano Il silenzio degli innocenti. Il che non è mica poco.
Il film non è (ancora?) uscito in Italia e quindi si trova in versione sottotitolata.
(voto 6/7)

Reeker – Tra la vita e la morte
5 ragazzi fanno un viaggio in auto per andare a un rave party, impasticcarsi e, possibilmente, finire il giorno dopo su un servizio di Studio Aperto. Il destino ha però in serbo qualcosa di diverso per loro…
“A che servono gli occhi? Fanno solo brutti scherzi…” Le cose sono diverse da come appaiono, soprattutto in questo horror che ricorda Stay – Nel labirinto della mente, per quanto riguarda lo spunto attorno cui ruota tutto il film, e Vacancy o qualsiasi altro film ambientato tra deserti e motel disabitati, per quanto riguarda le atmosfere.
Un paio di elementi da segnalare: uno dei ragazzi è cieco, il che crea qualche diversivo stile The Village alla scontata trama e una delle attrici, la sudafricana Tina Illman, è dotata di un volto espressivo e molto particolare.
Insopportabili invece i mostri del film e atroce la colonna sonora. A Reeker è stato persino concesso l'onore di un seguito. La vogliamo smettere di finanziare certe atrocità?
(voto 4)

Ultimatum alla terra
Tecnicamente si potrebbe definire un film di fantascienza, però è una schifezza di proporzioni talmente galattiche da mettere paura. Decisamente peggio del poco riuscito Segnali dal futuro, cui somiglia. Keanu Reeves era un bravo attore. Può sembrare paradossale dirlo, visto che è il suo film più celebre, ma Matrix gli ha rovinato la carriera. Da allora è rimasto intrappolato nella parte dell’eterno imbambolato privo di espressione. In questo caso è un alieno venuto a sgombrare la Terra dagli umani, rei di averla maltrattata. Quindi il film sembrerebbe imboccare perlomeno una morale ambientalista, peccato che il tutto rimanga a un livello talmente superficiale che anche un bambino dotato di poca fantasia riusciva a immaginare una sceneggiatura più interessante. Un ultimatum sì. Alla pazienza umana.
(voto 3)

martedì 22 settembre 2009

Brand New Album

Per amore dei Paramore ecco il download del loro brand new album, titolato “Brand New Eyes”. Basta fare click click sulla farfalla. E alzare il volume delle casse.


Paramore "Brand New Eyes"



(disco fo**u*amen*e esaltante!)

Se volete dare prima un ascolto al disco, passate dal loro myspace.

domenica 20 settembre 2009

Top 5 della settimana (14-20 settembre 2009)

5. Miss K. Lorina
Cioè. Solo a Miss Italia possono succedere cose del genere. Mi chiedo: quelli che votano sono tutti ciechi o li bendano con una fascia? A sinistra una ragazza normale. Per non dire bruttina. A destra una dea della bellezza, o giù di lì. Chi è che vince, secondo voi?

4. Potter fesso
Video simpatia della settimana. Protagonisti: i Gem Boy. Musica: Poker Face. Preso per il culo: Harry Potter.



3. Muse Show

Chi ha paura dell’orsetto Teddy? Forse i Muse?

E oggi... Muse ospiti a Quelli che... il calcio. O forse dovrebbero chiamarlo Quelli che... ne sanno di musica. Simona Ventura non si è ancora resa conto che il cantante e il batterista hanno fatto un simpatico scambio di ruoli. E pensare che le hanno persino permesso di fare la talent-scout a X-Factor x due anni. Una delle più divertenti prese per il culo nella storia della televisione italiana. Grazie Muse!

2. Il gioco delle sedie
Il gioco delle sedie. Sì, esatto: quello che facevamo all’asilo. Sedie in cerchio in mezzo alla stanza e quando la musica si ferma, bisogna cercare di sedersi sulle sedie disponibile. Solo che stavolta invece di un gruppo di marmocchi partecipano delle ragazze sexy. Ottima canzone, "Substitution", degli americani Silversun Pickups (genere Smashing Pumpkins/Verdena). Video geniale.

1. United States of Tara

Una nuova serie pazzesca. Letteralmente pazzesca. Creata da Diablo Cody (Juno vi dice qualcosa?) e prodotta da un certo Steven Spielberg, parla di Tara, una madre di famiglia affetta da personalità multiple. Molte personalità multiple. C’è la personalità T, che si comporta come una troietta teenager, c’è la personalità Alice, casalinga perfettina anni 50 stile Bree Van De Camp e c’è persino la personalità maschile, Buck, il tipico macho americano tutto birra, porno & bowling. Ma chissà che nei prossimi episodi non ne spuntino fuori delle altre. A interpretare Tara e i suoi alter-ego ci pensa Toni Collette (Il sesto senso, Velvet Goldmine, About a boy), con un’interpretazione psycho-stupefacente.
Sicuramente la sua è la famiglia più strana della tv. Oltre a Tara, è infatti composta da un figlio gay nerd che ascolta musica jazz e guarda film degli anni 20, una figlia puttanella emo che sembra una Bratz e il padre che è una sorta di giardiniere santo in grado di sopportare tutto questo.
Per adesso, United States of Tara è disponibile solo su internet in lingua originale con sottotitoli italiani, ma presto o tardi arriverà anche su qualche tv italiana.

Trailer

giovedì 17 settembre 2009

Il guastapremi

Di solito gli Awards di Mtv me li guardo in lingua originale, in tv o direttamente sul sito americano dell’emittente (come era possibile fare gli scorsi anni). Quest’anno Mtv, con mossa nazi, ha deciso di non trasmettere i Music Awards in diretta nel nostro paese e di non permettere a chi vive fuori dagli U.S.A. di vedere alcunchè, se non video mal girati presenti su youtube. Evvabbè, che voi di Mtv siate maledetti come la protagonista di Drag me to hell. Non posso fare altro che aspettare mercoledì e vederli con qualche giorno di ritardo, cercando di non sbirciare troppo sui vari siti di news musicali cos’è successo durante l’evento. Però è un po’ come vedere la finale dei mondiali in differita. Una cosa profondamente ingiusta. Anni di battaglie civili per la libertà, e ci tolgono gli Mtv Music Awards in diretta? Io non ci sto.
Finito il mio sfogo personale forse un tantino esagerato, ma credo legittimo, passiamo a parlare dell’evento.
L’apertura è stata affidata a Madonna, regina di Mtv, che ha fatto un discorso toccante ma tutt’altro che scontato sul re di Mtv, Michael Jackson. (GUARDA)

Dopo averlo conosciuto e incontrato alcune volte, ha ammesso di aver poi interrotto i contatti. Ha ammesso di averlo abbandonato. Così come ha fatto anche il resto del mondo, in seguito alle accuse di pedofilia. All’insegna di numeri di ballo sulle note delle sue canzoni più famose si è poi tenuto l’omaggio, cui ha partecipato anche la sorella Janet. Un tributo dovuto e spettacolare al re. Adesso il trono è rimasto vuoto.
Parte il primo premio. Miglior video di un’artista femminile. Vince la stellina del country Taylor Swift, 19 anni. Tutta emozionata e sinceramente sorpresa, comincia il suo discorso di ringraziamento, ma succede qualcosa. Guardate qui.
Arriva il lupo cattivo Kanye West e le prende il microfono. Comincia a dire che il premio lo meritava Beyonce e che il suo era uno dei migliori video della storia. Kanye, l’uomo che non deve chiedere mai. Forse ha esagerato un pochino con coca & alcool. O forse ha avuto uno dei suoi soliti attacchi di megalomania. È anche per questo che è un genio. Però è anche un vero pezzo di merda. Certe cose non si fanno. L’America intera gli si è rivoltata contro, peggio di Chris Brown dopo che ha menato Rihanna. Persino il Presidente Obama ha condannato l’episodio, dicendo in un fuorionda che Kanye s’è proprio comportato come un “jackass”, un asino. Kanye si è poi scusato con una telefonata alla diretta interessata, la povera piccola Taylor Swift. La ragazza poco dopo si è esibita live, con uno dei numeri più originali nella storia degli Awards, cantando direttamente su un treno della metro di New York City. (GUARDA)

Altro momento clou è stata l’esibizione di Lady Gaga, con una versione melodrammatica di “Paparazzi” accompagnata da una coreografia alquanto sanguinolenta. Ha vinto il premio come miglior nuova artista dell’anno, dedicandolo “a Dio e ai gay.” Che dire? È un’icona dei nostri tempi. Grandissima. (GUARDA)

Sul fronte rockettaro, i Green Day, vincitori del premio per il miglior video rocknroll con “21 Guns”, si sono inspiegabilmente esibiti live con uno dei pezzi più insignificanti del loro repertorio, “East Jesus Nowhere”. Nel finale hanno invitato a salire la gene sul palco, che si è trasformato in una bolgia infernale. La tendenza emersa dalle performance di quest’anno sembra essere stata quella di annullare la distanza tra star e gente normale. Una conseguenza di social network come Twitter o Facebook che mettono in diretto contatto (o almeno così sembra) gli artisti con il proprio pubblico. Segno dei tempi. (GUARDA)

I Muse dopo l’Europa provano a conquistare finalmente anche gli U.S.A. e sembrano sulla strada buona, visto che li indicano tutti come miglior band live del mondo e hanno una sponsor di eccezione: Stephanie Mayer, l’autrice della saga Twilight. Una persona che oggigiorno ha un’influenza probabilmente superiore a quella del Papa. Sono il suo gruppo preferito e hanno avuto un posto d’onore nella colonna sonora del primo film. Agli Mtv Awards hanno performato il nuovo singolo “Uprising”, loro prima esibizione in un programma televisivo americano. Saranno big in America? (GUARDA)

Esibizione circense per la spericolata Pink. Come diavolo sarà riuscita a cantare live mentre saltava e faceva acrobazie? Roba da avere le vertigini al solo guardarla. (GUARDA)

Beyonce ha infine vinto (Kanye può essere contento) il premio di miglior video dell’anno con “Single Ladies” e da vera ape regina ha condiviso il suo big moment con quella povera stella di Taylor Swift. (GUARDA)

D’ora in avanti, se vincete un premio guardatevi alle spalle. Fate attenzione. Potrebbe arrivare Kanye West, il guastapremi, e rovinare il momento più bello della vostra vita.

ovvio

Spesso la soluzione migliore a un problema è anche quella più ovvia.
Quella che sta sotto agli occhi di tutti.
Eppure nessuno riesce a vedere.
No, l'esercito italiano non deve andarsene dall'Afghanistan.
Certo che no.
Sarebbe una mossa strategicamente errata.
Semplicemente, abbiamo bisogno di arruolare due nuovi militari.
Due baldi giovani.
Perchè ritirarsi, quando possiamo mandare Berlusconi e La Russa a morire in Afghanistan?
Spesso la soluzione migliore è quella più ovvia.


E adesso in riga, soldati.

mercoledì 16 settembre 2009

Comedy central

Commedia, un genere in genere ostico. Gli attori ripetono sempre la storia che è più difficile far ridere che far piangere. Cinematograficamente parlando. Sarà vero? Ecco una rassegna di commedie, tutte piuttosto riuscite, viste nelle ultime settimane.

Adventureland
Ambientazione: estate 1987. Scusate, ma vado in brodo di giuggiole quando vedo un film ambientato negli anni Ottanta. Non guardatemi come se fossi pazzo. In fondo c’è chi va fuori per i film con Eddie Murphy…
Adventureland è una storia molto personale scritta e diretta da Greg Mottola, il regista di Superbad. Un ragazzo per fronteggiare le difficoltà economiche della famiglia si trova a dover rinunciare alle tanto agognate vacanze in Europa ed è costretto a trovare lavoro ad Adventureland, un parco giochi popolato dalla più varia umanità: c’è il nerd super intelligente e super sfigato, la ragazza che quando passa tutto il mondo si ferma a guardarla, il capo esaltato, il tuttofare sposato che se la fa con le ragazzine. A sorpresa, però, quell’estate cambierà la vita al protagonista della storia: farà esperienze, troverà nuovi amici, maturerà e, fatalmente, si innamorerà. Non di una tipa qualsiasi, ma di Kristen Stewart, la bella Bella di Twilight. Una cosa che adoro è il suo superpotere di apparire in ogni occasione imbronciata a spettinata come se si fosse appena alzata dal letto. Non so come ci riesce.
Adventureland è un viaggio esistenziale sulle montagne russe dell’adolescenza negli anni Ottanta condotto in maniera intima e con una colonna sonora da sballo: Lou Reed, Cure, INXS, Husker Du e l’immancabile momento trash con “Rock me Amadeus” di Falco.
(voto 8)
Qui i link per il download del film in italiano (qualità DVD)
PARTE 1
PARTE 2


L’estate del mio primo bacio
L’estate del 1987 è, come in Adventureland, al centro di questo piccolo film italiano diretto da Carlo Virzì, fratello del più noto Paolo (regista di Tutta la vita davanti e Ovosodo). Stavolta la calda stagione è vista con gli occhi di una ragazzina di 13 anni alle prese con le prime cotte e i primi tormenti d’amore, secondo le regole della tradizionale commedia nazional-popolare nostrana. Il racconto è sospeso tra sogno e idealizzazione, com’è giusto che sia quando si parla di ricordi d’infanzia. La colonna sonora, impreziosita da perle di Cure e Roxy Music, si eleva dal solito piattume italiano. Inspiegabile solo come un film del genere venga trasmesso in piena notte, mentre in prima serata imperversano per la 50esima volta le repliche di Cesaroni e altre fiction non esattamente esaltanti.
(voto 6,5)

Fa' la cosa sbagliata (The Wackness)
Cambiamo decennio. Estate 1994. New York City, baby. Per le strade si respira il teen spirit di Kurt Cobain, la vita gangsta di Notorious B.I.G., il glamour di Beverly Hills 90210, la politica repressiva del sindaco Giuliani, l’odore carico della marijuana. Un pusher bianco un po’ sfigato se ne va in giro per la grande mela, tra una seduta con il suo strizzacervelli fattone pure lui (Ben Kingsley) e una cotta per la di lui figliastra. Sì, si droga pure lei. Fa la cosa sbagliata è una commedia esistenziale girata in perfetto stile Sundance ma si caratterizza per i suoi piacevoli inserti urban, molto hip-hop anni 90 sparato in colonna sonora e qualche scena visionaria dovuta agli effetti della fattanza.
(voto 6,5)

I love shopping
Una giornalista spendacciona finisce a lavorare in una rivista sul risparmio pur di iniziare il cammino che la porterà verso Alette, una sorta di Vogue tarocco. Da questo paradossale spunto si dipana una vicenda tra Ugly Betty e l’infernale Il diavolo veste Prada interpretata dall’emergente Isla Fisher, una che dimostra come una bella donna possa anche far ridere. Eccome.
In tempi di crisi finanziaria, la pellicola è una riflessione sugli effetti del capitalismo e del consumismo, sotto forma di commedia visionaria. Lo shopping viene trattato una malattia, un impulso autodistruttivo, una dipendenza, come il titolo originale (anche del libro da cui è tratto) Confessions of a Shopaholic sottolinea.
“Quando compro il mondo è un posto migliore. E subito dopo non lo è più. Perciò devo rifarlo,” sembrano le parole di un serial-killer a caccia della prossima presa. Invece si tratta solo del pensiero di una ragazza con la passione per le borse di Gucci che vive in un mondo fatto di vestiti griffati, carte di credito e riunioni per compratori compulsivi anonimi.
Io qui dentro ci ho visto dei chiari riflessi alla American Psycho sulla società odierna. Voi potreste vederci solo una commedia ironica e fashionista. È questione di punti di vista. Quel che è certo è che nella protagonista di I love shopping credo ci si possa ritrovare un po’ ognuno di noi. Io ad esempio penso di avere una malattia simile. Non si tratta di shopping e vestiti, ma di download selvaggio e musica. Non importa se il disco di tale nuovo artista non lo sentirò mai. Devo scaricarlo comunque. Che non si sa mai.
(voto 7,5)

17 Again – Ritorno al liceo
Ho un debole per le storie in cui il protagonista ha magicamente la chance di rivivere la propria vita in maniera diversa. In 17 Again, Zac Efron high-school (musical) star e campione di basket rinuncia a tutto quando la sua ragazza gli comunica di essere incinta. È così che, 20 anni dopo, si ritrova ad essere un infelice e frustrato Matthew Perry (il Chandler di Friends), a un passo dal divorzio dalla moglie e senza rapporto alcuno con i figli. Fino a che, un bel giorno, un bidello con alcuni poteri particolari gli dà l’opportunità di cambiare le cose. E così ritorna ad essere un teenager che va al liceo insieme ai suoi figli. Diciamolo, questa commedia è decisamente derivativa. Molteplici i riferimenti ad altre pellicole: Ritorno al futuro, 30 anni in un giorno, Big, Family Man, Freaky Friday… Ma proprio per il giusto mix di queste ottime pellicole però il film non può che piacermi. Ve l’ho detto che ho un debole per questo genere di storie. Il difetto principale sono invece alcuni dialoghi troppo buonisti e politically correct, del genere: “Ragazzi, non fate sesso prima del matrimonio.”
(voto 7)

Sex Movie in 4D
Il titolo originale del filmetto è Sex Drive (un pochino meglio della schifezza di titolo italiano) e si va a inserire nel sotto-filone della commedia adolescenziale on the road, seguendo l’esempio di pellicole come Road Trip, American Trip ed Eurotrip (sì lo so, che titoli fantasiosi!). Al di là della consueta storiella moralistica sull'eterna lotta sesso vs. amore, non mancano momenti demenziali molto divertenti, come il party-hard all’interno di una comunità Amish con tanto di Fall Out Boy in concerto. Esiste infatti un periodo nella vita di ogni giovane Amish, chiamato rumspringa, in cui si è liberi di sperimentare prima di seguire i rigidi dettami di questa religione/stile di vita. Nel film, ovviamente, questo periodo viene leggermente estremizzato, con risultati molto divertenti.
Altro elemento da segnalare di questa tutto sommato piacevole commediola è il legame diretto con nuove tecnologie e social-network, oggi ancora poco sfruttato dal cinema.
(voto 5,5)

martedì 15 settembre 2009

Memories

Eccola, l’onda perfetta che hai aspettato il tempo di tutta la vita. È laggiù, in fondo. Sta arrivando. Tu sopra la tavola da surf sei come il vento. Leggero danzi sull’acqua uno dei tuoi dirty dancing. E lei arriva. L’onda perfetta è sopra la tua testa. Non hai paura. Nessuno ti può mettere in un angolo. L’onda ti circonda. Si avvicina pericolosa come un cancro.
Guardo l’orrizonte, ma tu sei lontano. Tu ormai sei laggiù. Sulla linea dell’infinito. Una melodia suona dolce una Unchained Melody e tu sparisci inghiottito dalla luce. Inghiottito dal mare. Inghiottito dalle memorie di film che tutti portiamo nel cuore.
Non ti dico che mi mancherai, Patrick. Non è certo una cosa da duri del Road House. Ti dico solo:
idem

lunedì 14 settembre 2009

L'ultima estate di Joan (episodio finale)

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4. L'incubo
Il sole sorse la mattina seguente. Michael non aveva quasi chiuso occhio. Si sentiva tutto frizzante in corpo. Si sentiva come se qualcosa in lui fosse cambiato. Magari non era ancora diventato un uomo. Magari era ancora un bambino senza peli, ma sicuramente era diventato grande abbastanza da baciare una ragazza. E fare anche qualcosa di più, con una ragazza. Voleva dire questo e altro a Joan. Per una volta anche lui aveva qualcosa da raccontare. Michael aspettava solo di sentire quel dolce suono. Il suono delle stelline che ballano sulla porta d’ingresso del loro ostello.
Un altro suono, meno atteso, giunse invece. Era quello della sveglia. Il mattino era già arrivato tra di loro. L’ultimo mattino in Costa Brava. E ancora, Joan non era rientrata. L’atmosfera in spiaggia era strana. Nessuno aveva voglia di fare il bagno. Nessuno aveva nemmeno voglia di parlare e Michael non era di certo nell’umore per surfare. Era troppo in ansia. Mitchell e Franklin stavano a distanza di sicurezza l’uno dall’altro, senza rivolgersi la parola. Le ragazze se ne stavano a prendere il sole con le cuffie bianche nelle orecchie. Un’altra canzone triste andava a morire nell’iPod. Un’altra estate stava finendo. Presto ci sarebbe stato solo il grigio e il freddo dell’inverno in Germania. La tristezza stava scendendo a palate sui loro corpi oramai abbronzati.
La suora-capo intanto riunì le altre suore. Di Joan nessuna notiza. Cominciarono così a cercarla ovunque. Chiesero ai ragazzi se qualcuno sapeva dov’era finita. Emily, la rompicazzo che dormiva nel letto a castello insieme a lei, parlò: “È uscita. Sgattaiolata fuori come tutte le sere da quando siamo arrivati. Sarà andata in qualche discoteca, avrà bevuto, si sarà drogata… o Dio solo sa che cosa.”
Le suore andarono in giro per le strada della cittadina spagnola chiedendo informazioni ai proprietari di bar e locali. Mostrarono loro una foto di Joan in versione acqua e sapone. Sembrava una bambina. Quando usciva la sera, truccata, era tutta un’altra persona. Quella foto non poteva essere di alcun aiuto. In ogni locale ripetevano che: “No, non abbiamo mai visto quella bambina. Qui possono entrare solo persone con almeno 18 anni.”
Niente. Joan non si trovava. Ancora niente. Si aprirono le indagini ufficiali. Sempre niente. La partenza venne rimandata. “Non si può tornare indietro senza uno dei ragazzi,” dissero le suore.
Anche quella notte Michael non riuscì a chiudere occhio. Il fastidio dell’herpes che gli era spuntato sul labbro superiore grazie a Kristin si era mixato con l’ansia. Aspettava di sentire il suono delle stelline sulla porta d’ingresso. Aspettava che Joan venisse fuori, annunciando con un sorriso: “Scherzone! Vi ho preso tutti per il culo… Eccomi qua, babbei!” Ma da fuori l’unica cosa che arrivava erano i lampi di un temporale. L’ennesimo.
La mattina dopo tutti i ragazzi vennero convocati nel salone, lo stesso in cui avevano giocato a 7 minuti in Paradiso. La suora-capo li guardò uno per uno negli occhi. Calò un silenzio irreale. La sua voce sembrò avere un attimo di indecisione: “Il-il corp…” Si fermò. Quindi respirò profondamente, riprese coraggio e mesta annunciò: “Mi spezza il cuore dovervelo dire, ragazzi…” Sospirò. Non aveva mai avuto tanta difficoltà nel dover dire qualcosa. Alla fine, senza pensarci ulteriormente disse: “Il corpo della cara Joan è stato trovato senza vita. Adesso è in Paradiso, dove riposa in pace tra le braccia del Signore.” Scoppiò in lacrime.
Quello che la suora-capo aveva preferito non precisare è che erano state trovate solo alcune parti del corpo di Joan. Brandelli di braccia. Un gomito. Il cranio con cui era stato possibile fare il riconoscimento dentale. Joan era stata prima stuprata e poi tagliata a pezzettini, come confermerà l’autopsia un paio di giorni più tardi.
All’annuncio della suora-capo, Michael si mise a urlare:
“Nooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo
Non è vero
Non può essere vero!”
Scappò fuori dal salone. Prese la tavoletta da surf sotto braccio e corre verso la spiaggia. Il mare era in tempesta. Da nord soffiava un vento gelido. I tuoni avevano lo stesso suono di una bomba atomica che esplode. In questo scenario apocalittico, Michael si gettò tra le onde del destino. Surfò come un campione. In pochi giorni era diventato davvero bravo. Il suo dovev’essere un talento naturale. Se solo fosse nato sulla costa, invece che nel cuore freddo della Germania, beh pensava che magari sarebbe potuto diventare un campione. Che magari avrebbe anche potuto farlo come professione. Ma ancora era troppo inesperto per affrontare delle onde del genere. Resistette a lungo, sotto lo sguardo disperato di amici & suore, fino a che un cavallone abnorme coprì ogni visuale alle sue spalle. Non era il buio piacevole di 7 minuti in Paradiso. Era il buio dell’Inferno, che lo divorò in un sol boccone. Il corpo di Michael venne sbattuto a riva, dove il bagnino cercò di rianimarlo. Massaggio cardiaco. Respirazione bocca-a-bocca. Non sembrava esserci niente da fare. Forse era meglio se gliela faceva Kristin, la respirazione. Tanto ormai l’herpes se l’era preso. Il bagnino passò al defibrillatore. “Uno, due, tre… libera.” Ancora niente. “Uno, due, tre… libera.” Come nel finale di una cazzo di puntata di Baywatch, Michael riprese incredibilmente a respirare.


“Sveglia, Michael,” sussurra una dolce voce femminile.
“Joan. Sei tornata!” pensa Michael. Apre gli occhi e a letto al suo fianco c’è una donna matura, nuda. Non è Joan. È Kristin, sua moglie. Che gran bel paio di tette che ha. Le ha sempre adorate. Dev’essere per questo che l’ha sposata.
Le dà un bacio, su quello stesso herpes che ogni estate puntuale le rispunta fuori, quindi si alza dal letto. Fa colazione. Una tazza di caffè nero. Dà un’occhiata alla sua agenda. Niente gare in vista, questa settimana.
“Non dimenticare di salutarmi Mitchell, quando lo vedi,” gli grida Kristin dalla camera da letto. Ah, già. L’appuntamento con Mitch al pub. Se n’era scordato. Si era scordato di tutto.
“Hey, vecchio mio. Come va la riabilitazione?” domanda Michael al pub, abbracciandolo. È quasi ora di pranzo. Al bancone ci sono solo loro due.
“Al solito. Alcuni giorni sono meglio di altri. Questo è un giorno non male,” gli risponde Mitch davanti a una bottiglietta di birra analcoolica. “Sono felice di rivederti, piccolo Michael.”
“Oh,” sorride Michael. “Non credo di essere così piccolo, oramai. Guarda qui,” e mostra fiero all’amico il suo braccio muscoloso.
“Non mi interessa quanti muscoli hai. O quanti cazzo di soldi ti sei fatto con il surf,” gli dà un pugno Mitch su quello stesso braccio. “Per me sarai sempre il piccolo Michael.” Quindi si guarda intorno, fa l’occhiolino alla barista: “Un’altra birra anal, please,” ordina. “E una fortemente alcoolica per il campione che mi fa l’onore di sedersi qui al mio fianco.”
Michael arrosisce: “Oh, andiamo. Così mi metti in imbarazzo.”
“Dimmi te se è possibile che mi innamori sempre delle bariste?” si chiede retoricamente Mitchell tra sé e sé.
Michael lo guarda, cercando di non scoppiare a ridergli in faccia: “Sei senza speranza, amico mio. E a proposito: quell’altro caso perso di Franklin, sai che fine ha fatto? È una vita che non lo vedo.”
“Oh già, il vecchio Frank. È da quell’estate di 10 anni fa che non lo vedo né lo sento. Ho letto su una di quelle stupide riviste di gossip che è finito a Hollywood. Fa l’addestratore di scimmie e altri animali attori che recitano nei film. Immagino sia contento laggiù,” ride. “Si sa, Hollywood è piena di froci…”
“Aspetta, aspetta…” lo interrompe Michael shockato. “Mi stai dicendo che Franklin è gay? Non l’avrei proprio mai detto.”
“Quello è gay al 100%, te lo dico io,” annuisce Mitchell con l’aria di chi la sa lunga.
“Posso chiederti una cosa?” Michael domanda sottovoce all’amico. Sembra per un momento tornato ad essere quel bambino timido e inesperto che era anni prima. “Mi puoi dire cosa diavolo è successo tra te e Franklin, dentro quell’armadio?”
“Se ci tieni proprio a saperlo, te lo dirò.” Ancora Mitch non l’aveva finita con la storia del creare suspence. Però, maledizione, bisognava riconoscerglielo: gli riusciva davvero bene. “La porta si è chiusa e le luci si sono spente. Il porco mi ha tirato giù i pantalani e ha cominciato a spompinarmi. Io pensavo di tirargli una botta in testa o un calcio. Qualcosa del genere, giusto per farlo smettere. Solo che era veramente piacevole. Insomma, non prendermi per un finocchio,” Mitch agita un dito davanti all’amico. “Quella è stata la prima e anche l’ultima volta che qualcuno che non si chiamasse Crystal o Roxy ha succhiato il mio Chupa-Chups. Però, intendiamoci: quello è stato il pompino più godurioso che mi abbiano mai fatto in tutta la vita.”
Michael manda giù una gran sorsata di birra. “È pazzesco,” riflette. “Ti conosco da ormai dieci anni e ancora riesci a stupirmi…” Quindi trova il coraggio di chiederglielo. Il vero motivo per cui aveva organizzato quella rimpatriata. La domanda che gli era ronzata in testa per tutti quegli anni. “E con Joan, invece? Che cosa successe durante i vostri 7 minuti in Paradiso insieme?”
“O, con Joan. Adesso sì che mi prenderai per un ricchione,” Mitchell sospira. Fa quello che gli riesce meglio: crea suspence. Poi si stufa e lo ammette: “Non successe proprio un bel niente.” Quindi sorride amaro. Michael lo guarda sorpreso. “Ho sempre trattato le ragazze come se fossero delle troie, ma con lei era diverso. Joan era diversa dalle altre. Avevo troppo rispetto per sfiorarla anche solo con un dito. Le chiesi semplicemente di fingere che fosse successo qualcosa. Sai, per non giocarmi la mia reputazione da stronzo…”
Michael ascolta in silenzio. Ripensa all’uomo che quella notte le ha tolto la vita. Lei doveva essere sbronza, forse un po’ più del solito. Probabilmente le aveva detto qualche parola dolce e l’aveva convinta senza troppi problemi a salire sul suo bel yacht, dove anziché offrirle una rosa e una coppa di champagne l’aveva violentata e uccisa. Quindi, aveva ridotto il suo corpo esile in piccoli pezzi e, come se si trattasse di spazzatura, li aveva gettati in mare. Tutto questo giusto un momento prima di prendere una pistola, caricarla ed esplodersi un colpo in testa.
Michael ripensa a quanto era bella, Joan. Anche quelle rare volte che la vedeva senza trucco sulla faccia e senza quegli abitini sexy che indossava la sera sulla Costa Brava per farsi rimorchiare da qualche vecchio maniaco. E ripensa egoisticamente a come avrebbe voluto darle un bacio. Solo un piccolo bacio. “Almeno tu hai avuto l’onore di passare 7 minuti in Paradiso con lei,” confessa all’amico, con una punta di gelosia.
“Andiamo,” Mitch guarda a terra. “In colonia lo sapevamo tutti che lei aveva una cotta per te. Possibile che fossi così ingenuo da non accorgertene?”
“Mi sa che era davvero così, invece,” sorride Michael. “Quei Mormoni dei miei genitori avevano proprio ragione: non ero abbastanza grande.”

Das Ende

domenica 13 settembre 2009

top 5 della settimana (7-13 settembre 2009)

5. Venezia, festival
Tra tutti i film presentati al Festival di Venezia, quelli che più sono curioso di vedere sono: The Road, i documentari Videocracy e Capitalism: A Love Story (quest’ultimo di Michael Moore), Life During Wartime, il preferito dalla critica Lourdes e il vincitore del Leone d’oro Lebanon.
Quello che però aspetto con maggiore ansia è My son my son what have ye done, thriller/noir/horror misterioso dal titolo splendido, prodotto da David Lynch in persona, diretto dal tedesco Werner Herzog e con un ottimo cast: Willem Defoe, Chloe Sevigny e la rivelazione di Revolutionary Road, Michael Shannon. La curiosità è già salita a livelli stellari.




4. Il ragazzo che rubò il nome a Mika Hakkinen

(clicca sull'immagine per il download)

L’ascolto di un disco di Mika è un’esperienza estremamente divertente. Non vi deve mika piacere per forza*. È un po’ come giocare a Sarabanda. Possiamo considerarlo una sorta di Zucchero o Tiziano Ferro inglese (per la sua straordinaria abilità nel “rubare” pezzi di canzoni da qualunque parte) dopo un disco d'esordio che citava (per non dire plagiava) Queen, Cranberries, Cutting Crew, Frankie Goes to Hollywood, filastrocche per bambini e molto altro. Questa volta si è un pò limitato. Certo, la hit “We are golden”, è “Heaven is a place on earth” di Belinda Carlisle presa pari pari, con un testo che sembra uscito da un film adolescenziale degli anni ’80 e qua e là ci sono chiari echi di Modern Talking, Madonna, Timbaland, Imogen Heap, Rufus Wainwright, la colonna sonora di Nightmare Before Christmas, persino Kelly Clarkson e Jack Johnson. Tanto per dire alcuni riferimenti che ho trovato dopo un rapido ascolto. Oltre a questo piacevole passatempo, questo suo album numero 2 procede tra canzoni veramente belle ("By the time", "Pick off the floor", "Rain" e "Blame it on the girls") alternate ad altre veramente insopportabili in cui il suo falsetto ha la meglio sul resto. Nonostante questo, Mika ha del talento. Insomma, non sa ancora resistere dal rubare canzoni agli altri, però ha del talento. (voto 6,5)

* Chiedo umilmente scusa per il tremendo gioco di parole.

3. La corsa
Gli Editors stanno per tornare con il nuovo imminente fatidico terzo album, dal titolo letterario: "In this light and on this evening". Il primo singolo è "Papillon", che sorprende con le sue tastiere molto Depeche Mode di anni paninari. Il video è molto curioso.Ma perchè diavolo staranno correndo questi tizi ?


2.Tributo a Michael Jackson agli Mtv Awards
Questa notte ci sono gli Mtv Video Music Awards americani. Inevitabilmente ci sarà un omaggio al re di Mtv, Michael Jackson. E inevitabilmente sarà qualcosa di altamente spettacolare. Questo è solo il trailer dell'omaggio. Una cosa di pura poesia hollywoodiana.


1. Drag me to hell
Prima di diventare ricco da far schifo con la saga di Spider-Man, Sam Raimi era un maestro dell’horror a basso costo (La casa, L’armata delle tenebre). In pausa dal prossimo film dell’uomo ragno, che dovrebbe arrivare nel 2011, Raimi torna alla sua antica passione e realizza un film "de paura" old school, bello tosto, con scene splatter e trovate al limite dello stomachevole, ma totalmente divertente e girato in maniera ultra-spettacolare.
La trama potrebbe apparire inverosimile, ma vi assicuro che non lo è poi molto. Una promotrice finanziaria si rifiuta di concedere una proroga a una vecchia pazza e viene punita con una terribile maledizione zingara. Io ho avuto una breve esperienza nel campo dei finanziamenti e di gente che ti tira insulti e maledizioni ne ho beccata parecchia. Per fortuna non mi è mai capitato niente del genere…
(voto 7,5)


sabato 12 settembre 2009

Pearl Jam Reloaded

I Pearl Jam sono in giro da tanto tempo. C’erano ai tempi del grunge, con le loro camicie a quadroni e il video pura rabbia adolescenziale di “Jeremy”. C’erano nel periodo post-grunge, con dischi molto validi e tour interminabili. C’erano nell'ultimo decennio, con una politica fortemente anti-Bush ma album invece meno riusciti. Quando il loro leader Eddie Vedder nel 2007 se n’è uscito con la magnifica colonna sonora di Into the wild ho capito che il fuoco antico dell’ispirazione era stato finalmente riacceso. E ora un nuovo album con i suoi Pearl Jam. Il primo frizzante singolo “The Fixer” promette davvero bene. Il resto come sarà? Dopo un primo ascolto, posso dire che mi sembra un disco on the rocks davvero completo e valido. (voto 7)
Per assicurarvene in prima persona, comunque, basta che fate click sull’immagine


Pearl Jam "Backspacer"

Tracklist
1. Gonna See My Friend
2. Got Some
3. The Fixer
4. Johnny Guitar
5. Just Breathe (stupenda!)
6. Amongst The Waves
7. Unthought Known
8. Supersonic
9. Speed Of Sound
10. Force Of Nature
11. The End

Segnali dal futuro

Sembra un film di Shyamalan: disastri alla Unbreakable, atmosfere paranormali molto Signs, tipi inquietanti che sbucano fuori dal nulla come in The Village, un bambino “particolare” parente di quello de Il sesto senso, implicazioni misticheggianti/religiose stile Lady in the water e naturalmente una fine del mondo imminente che richiama E venne il giorno. Solo che soprendentemente non è un film di Shyamalan. Sulla poltrona da regista siede spaparanzato comodamente Alex Proyas, un tempo maestro del cinema più scuro (splendidi Il corvo e Dark City), negli ultimi tempi afflosciatosi come onesto mestierante fantascientifico (Io, Robot). Che poi, se andiamo proprio a vedere da vicino, oltre a TUTTI i film di Shyamalan ci sono riferimenti anche a Mothman Prophecies, Final Destination, etc., tanto per dire che l’originalità non abita qui. Davvero impressionante (e spaventosa) solo la scena dell’incidente in metropolitana, mentre il disastro aereo ricorda l’analoga scena in Lost (ebbene sì, si copia a mani basse pure dalla tv).
Nic Cage è un mistero. Forse l’unico del film. È uno dei più pagati e potenti attori di Hollywood nonostante un’espressività monolitica e un disinvolto sfoggiare tagli di capelli sempre ridicoli. Nonostante questo, provo una simpatia innata per lui. Sarà per i suoi film più riusciti come Family Man o Weather Man o qualche altra pellicola con il man nel titolo. Sarà che ha un non so che di rassicurante nella fissità del suo sguardo.
Rose Byrne è l’attrice bravissima della serie tv Damages, qui un po’ meno talentuosa perché il genere catastrofico non è che solitamente invogli grandi performance recitative. E questo film non fa eccezione.
Se non si cerca una pellicola particolarmente originale, ma di solido intrattenimento hollywoodiano, Segnali dal futuro sarebbe anche la scelta giusta. Dico sarebbe perché sebbene la prima parte della visione susciti un certo interesse, il finale mistico-biblico è talmente agghiacciante da farti sognare di poter tornare indietro nel tempo. Non per fermare l’imminente fine del mondo, ma solo per andare dagli sceneggiatori e far loro riscrivere gli ultimi insopportabili 30 minuti di film. Minacciandoli con una pistola, se necessario.
(voto 5)

venerdì 11 settembre 2009

All'ombra delle torri gemelle

11 settembre 2001. Una data che sembra lontana all’America oggi. È lontano W. È lontano Osama Bin. È lontana la New York City di Giuliani. Ci sono nuove paure, nuovi demoni da sconfiggere, un nuovo Presidente. Eppure i fantasmi si aggirano ancora per Ground Zero come i soldati ancora vagano per il territorio afgano.
11 settembre 2001. Una data su cui è stato detto, scritto e visto di tutto. Qui di seguito, una delle riflessioni meno scontate. La firma, e questo non sorprende, è quella di Sean Penn.
Durata del cortometraggio: 11 minuti, 9 secondi, 1 fotogramma. Tratto dal film corale 11 settembre 2001.

mercoledì 9 settembre 2009

La resistenza


Muse. Il nuovo album "The Resistance".
Clicca sull'immagine.
-enjoy-

martedì 8 settembre 2009

L'ultima estate di Joan (episodio 3)

Ecco il terzo, nonchè penultimo, episodio del racconto.
Leggi la PRIMA PUNTATA
Leggi la SECONDA PUNTATA

3. Il Paradiso
Una notte inquieta. Il cielo si riempì di nuvole. Niente più stelle in cielo. Niente più stelle visibili, perlomeno. Niente falò con la chitarra. Tutti in casa. La suora-capo suggerì ai ragazzi di inventarsi qualche gioco e passare lì la serata, mentre lei e le altre suore si godevano una puntata in spagnolo del loro programma preferito: Séptimo cielo.
“A che giochiamo?” chiese Holly.
“Prepariamo uno spettacolo in stile circo…” suggerì Franklin. “Io posso fare la scimmia!”
“Non dire stronzate, Frank,” lo interruppe Mitchell, bruscamente. Si accese una paglia e saltò sopra il tavolino posto in mezzo al salone in cui si erano riuniti. “Lo so io, a cosa possiamo giocare,” annunciò solenne dall’alto della sua posizione di supremazia.
Tutti lo guardarono stupefatti. Stupefatti e curiosi. L’unica a cui la proposta di Mitch non pareva interessare un granchè era Joan. Se ne stava da sola in un angolo a leggiucchiare uno dei suoi libri da intellettuale. Un minimo incuriosita comunque lo era, al punto da alzare pure lei lo sguardo sul tavolo in mezzo al salone aspettando la patetica proposta di Mitchell.
“Allora…” chiesero alcune ragazze. “Vuoi dirci che hai in mente o ci vuoi far star qui ad aspettare tutta la sera?”
Mitch finì con calma di fumarsi la paglia. Sapeva che creare suspence era un meccanismo fondamentale se si voleva essere considerati dei grandi leader. Sapeva però anche, come gli aveva insegnato il sindaco della cittadina tedesca in cui i ragazzi vivevano nonché suo padre, che non bisognava esagerare. Altrimenti il pungiglione delle persone andava in giro a cercare sangue più fresco.
“Ecco a cosa potremmo giocare,” si decise quindi a parlare, tossicchiando vistosamente. Anche se si atteggiava, non era abituato a fumare paglie. “Cough, cough,” tossì. Ecco. Adesso sì che l’attenzione dei ragazzi se ne stava scemando. “7 minuti in Paradiso!” annunciò infine.
“7 minuti in Paradiso?” chiesero in coro Kristin & Holly. “E che razza di gioco sarebbe?”
“Non li vedete i film americani?” chiese retoricamente Mitchell, scotendo vistosamente la testa. “Uno di noi gira la bottiglia e si va a chiudere per 7 minuti nello sgabuzzino insieme alla persona che è uscita. Chiunque esca. Non ci si tira indietro.”
“Una sorta di gioco della bottiglia…” disse Joan. “Roba per ragazzini.”
“No, Joan,” temporeggiò Mitch pensando a cosa ribatterle. Quindi trovò: “È una versione adulta del gioco. Insomma, qui non si tratta di darsi bacetti innocenti. Ci si chiude in uno sgabuzzino per 7 lunghi minuti. E in 7 minuti, come ben sappiamo, si può anche fare un bambino.”
“E questa scemenza dove l’hai sentita?” chiese Emily, la compagna di letto a castello rompicazzo di Joan.
“Beh, l’ho letta su Playboy,” tagliò corto Mitch. “Quindi è vera.”
7 minuti in Paradiso, si chiama il gioco. Ma possono anche diventare 7 minuti all’inferno. Dipende tutto da chi ti viene fuori quando giri la bottiglia.
Michael se ne era stato per tutto il tempo in silenzio. Lui che mai aveva fatto neppure il gioco della bottiglia. Si sentiva così bimbo.
“Non sei abbastanza grande,” gli echeggiava in testa la voce lagnosa dei genitori. Realizzò una cosa cui mai aveva pensato seriamente: e se avessero ragione loro? E se avessero sempre avuto ragione loro? Forse lui non era ancora abbastanza grande. Forse sarebbe dovuto stare a casa, al sicuro, invece di stare lì a giocare a 7 minuti in Paradiso con tutte quelle ragazze sexy. “E se esco io? Cosa diavolo faccio, se esco io?” si stava chiedendo.
“Comincio io!” gridò Mitchell, interrompendo una volta per tutte i paranoici pensieri da lattante di Michael.
Tutti i ragazzi e tutte le ragazze si disposero in cerchio, visibilmente eccitati. Anche Joan ripose il suo libro russo nell’angolino buio del salone e si accinse a partecipare al gioco. Chissà chi le sarebbe uscito? “Magari Michael,” rise tra sé e sé.
7 minuti in Paradiso ebbe inizio ufficialmente quando Mitch prese la bottiglia di Vodka alla fragola che le ragazze si erano scolate la sera precedente in spiaggia. La Absolut mezza vuota girò vorticosamente. Proprio non voleva saperne di fermarsi. Tutti guardarono in ansia la bottiglia che finalmente rallentava la sua folle corsa e si fermava. Franklin. Si fermava su Franklin. Risate generali. Mitchell spalancò gli occhi stupefatto e disse: “Dobbiamo rifare… De-de-devo rifare…” cominciò a balbettare imbarazzato.
“E no,” si impose Joan. “Chiunque esca, non ci si tira indietro. Sono le tue parole.” Lo pietrificò con quei suoi occhi azzurri da cielo in tempesta. “Sono le tue regole.”
“Non è giusto,” disse solo Mitch, oramai rassegnato. Era difficile ribattere a una come Joan.
Mitchell e Franklin vennero spinti dentro lo sgabuzzino. Joan chiuse a chiave la porta alle loro spalle. Quando uscirono, 7 lunghi minuti in Paradiso dopo, erano stranamente silenziosi e subito si allontanarono l’uno dall’altro. Qualcosa era successo lì dentro. Già.
“E va bene,” fece Mitch incazzato. “Questa è fatta. Adesso tocca a te, mia cara Joan.”
Joan prese tra le mani la bottiglia di Absolut e disse sicura di sé: “Non vedevo l’ora,” facendo l’occhiolino a Michael. O almeno, a Michael era sembrato che gli avesse fatto l’occhiolino, ma non ne era sicuro. Magari semplicemente le era entrato un moscerino. Quei dannati pungiglioni sempre in cerca di sangue nuovo.

Giro giro tondo, casca il mondo, casca la terra, Michael giù per terra. La bottiglia si fermò a un centimetro, ma che dico, a un millimetro dal suo piede. E però era già entrata nel territorio di Mitchell.
“Allora esiste una giustizia divina!” gridò lui rianimandosi improvvisamente dallo stato comatoso in cui era finito da quando era venuto fuori dallo sgabuzzino con Franklin.
Joan diede una boccata alla bottiglia. Finì la poca vodka rimasta in un sol sorso e si alzò svogliata.
“È ciò che ti meriti, Joan,” la spinse Emily. Era proprio una rompicazzo. Su questo, nessun dubbio.
Si sentirono delle urla e dei rumori strani, durante quei 7 minuti in, uhm, Paradiso.
“Sei proprio un maniaco, Mitch,” disse solo Joan quandò uscì, allontanandolo da sé.
Mitch uscì tutto sorridente, tirando fuori la lingua come un Kiss assatanato. Diede il 5 alto a tutti i ragazzi della colonia, Michael compreso. Non a Franklin, che era stato per 7 lunghi minuti con il volto corrucciato. Aveva anche smesso con i suoi soliti versi da scimmia ritardata.
“E adesso… a te, piccolo Michael.” Mitch consegnò la bottiglia magica nelle manine del nostro giovane surfista. “Questo è il tuo momento. Non mi deludere, campione.”
Michael prese la bottiglia tra le sue manine che tremavano vistosamente. Respirò. Contò uno due tre quattro cinque, come diavolo va avanti? Ah, già: sei sette otto nove. Niente sembrava funzionare. Era un bagno di sudore e la bottiglia stava per guizzargli via dalle mani manco fosse un’anguilla.
“Forza,” lo incitò anche Joan. “Gira la bottiglia, magari sarai fortunato.” Gli fece di nuovo l’occhiolino. O forse le era entrato un altro dannato moscerino? Smise di farsi domande e finalmente girò la bottiglia. Una volta lasciata si sentì incredibilmente sollevato. Era fatta. Qualunque persona sarebbe uscita oramai era fatta. Il suo destino non era più nelle sue mani, ma solo in quel vortice di emozioni alcooliche.
Nonostante ci avesse messo tutta la sua forza, la bottiglia terminò rapidamente la sua girandola. Accarezzò brevemente le Converse rosse di Joan, per finire sui piedini nudi della ragazza seduta immediatamente dopo: Kristin. La Kristin del duo Kristin & Holly, per intenderci. Quella sera le era spuntata una herpes mostruosa sul labbro superiore. Qualcosa di decisamente anti-bacio.
Kristin sorrise tutta eccitata e prese la manina di Michael. Insieme varcarono la soglia dello sgabuzzino. La porta dietro di loro si chiuse come per magia, lasciandoli soli nel più completo totale spaventoso buio. Michael non vedeva nulla, né sapeva minimamente che doveva fare. Meno male che Kristin sembrava intendersene più di lui. Molto più di lui. Trascinò la manina inesperta di Michael sotto la sua maglietta. Non portava il reggiseno. I suoi capezzoli erano piccoli ma duri. Michael si sentiva un po’ in imbarazzo a tastarglieli così. In fondo però era lei che lo aveva invitato lì sotto. Quindi, al diavolo le buone maniere! Le setacciò ogni millimetro di quelle tettine sode e improvvisamente si sentì “Grande abbastanza.”
Sorrise nel buio anche se nessuno poteva vederlo e prese il controllo della situazione. Sbattè Kristin contro la parete probabilmente piena di ragnatele (chi lo sa? non si vedeva un accidente lì dentro) e la baciò in bocca, dimenticando completamente il piccolo particolare dell’herpes. Era il suo primo bacio vero. Quelli alla mamma non contavano.
Kristin rimase piacevolmente sorpresa da quello scatto da vero uomo vero di Michael. Per dimostrargli tutto il suo apprezzamento gli infilò la mano nei pantaloni e cominciò a strofinarglielo. Michael sentì una grande illuminazione. Non era un’illuminazione metaforica. La porta dello sgabuzzino si era aperto. Tutti i ragazzi li stavano fissando sconvolti. Joan era a bocca aperta. Mitch era lì che applaudiva: “E bravo il mio piccolo Michael. Lo sapevo che mi avresti dato soddisfazioni, fratello.”
Kristin finalmente aprì gli occhi e si accorse pure lei che la porta era stata aperta. I 7 minuti in Paradiso erano volati. Subito ritrasse la mano da dentro i pantaloni di Michael e il suo volto divenne rosso Ferrari.
Alle spalle dei ragazzi sbucò fuori la suora-capo. La splendida puntata in español di Séptimo cielo era terminata e le suore erano state attirate in salone dalle urla e dal vociare dei ragazzi.
“Ma che diavolo sta succedendo, qui dentro?” urlò la suora-capo diradando la folla. Michael e Kristin si ricomposero immediatamente. “Tutti a dormire, adesso. Domani è l’ultimo giorno e la sera ci attende un lungo viaggio.”
In gran silenzio, i ragazzi e le ragazze si infilarono velocemente nei loro letti. Era stata una serata particolare. Folle, per certi versi. E per una persona non era ancora finita: Joan. Come al solito saltò giù dal suo letto a castello, tra gli sbuffi di disapprovazione di Emily la rompicazzo del letto di basso e si infilò in un altro locale della movida canticchiando la sigla di Séptimo cielo. Era l’ultima notte. Era l’ora di follia e depravazione. Follia e depravazione.
(leggi il finale...)

domenica 6 settembre 2009

top 5 della settimana (31 agosto-6 settembre 2009)

5. Video folle per musica folle
Difficilmente quest'anno sentirete un pezzo più esaltante e originale di questo "Die slow", dei losangelini Health. E difficilmente vedrete un video più folle. Quindi premete play...
(ATTENZIONE: non premete play se siete a rischio epilessia!)

4. La reazione di Hitler allo scioglimento degli Oasis
E vabbè. Gli Oasis si sono sciolti. Almeno per il momento. O chissà? magari andranno avanti senza Noel, anche se non sarebbe una cosa molto leale. L’unica cosa di cui sono stupito è quanto tempo sono riusciti a resistere insieme, i due fratelli Gallagher. Io un loro split me lo aspettavo già dal 1996/1997, dopo Wonderwall e tutto il mega-successo planetario. Però è una notizia triste lo stesso, cui anche il Fuhrer pare non abbia reagito molto bene…


3. Robbie Williams, il comeback
Per degli Oasis che si separano, c’è un Robbie che fa il suo atteso comeback. Era da un po’ che non lo si vedeva in giro e su di lui erano cominciate a circolare le voci più assurde. Storie di alieni e fenomeni paranormali. Persino Fox Mulder si era messo sulle sue tracce. Adesso, eccolo riapparire da un buco nero. Il nuovo album dal grandioso titolo “Reality killed the video stars” uscirà a novembre, ma il primo singolo “Bodies” è già in heavy-rotation.



2. Jennifer’s Body (trailer vietato ai minori)
Jennifer’s Body è uno dei film più attesi dell’anno. Peeerché?
Innanzitutto c’è Megan Fox, nel suo primo grande ruolo da protagonista dopo i Transformers. E già questa è una motivazione valida per vedere il film almeno 150 volte. Ma non basta. È anche la prima sceneggiatura di Diablo Cody dopo il successo incredibile e l’Oscar ottenuto per Juno. Ma non basta ancora. La storia mischia horror e commedia in una storia di vampiri che oggi è molto di moda. E infine, ciliegina sulla torta, la colonna sonora è esplosiva con il meglio della scena di oggi: Panic at the disco, Little Boots, Florence and the Machine, Cobra Starship, All Time Low, White Lies, Silver Pickups e la cantante dei Paramore. Ah, dimenticavo: c’è pure il mitico Seth Cohen di O.C.
Questo è il trailer, rigorosamente nella versione vietata ai minori…

1. Dollhouse
Dall’autore di Buffy Josh Whedon, una nuova serie affascinante, misteriosa, affogata in un velo perenne di inquietudine e tristezza. Cos’è la Dollhouse? Difficile spiegarlo in breve; in pratica si tratta di una specie di agenzia che “affitta” esseri umani/bambole (detti Active) a facoltosi clienti. La memoria di questi Active viene resettata ogni volta, in modo da poter programmare le loro caratteristiche a seconda del compito affidato. Una cosa molto alla Matrix. Detto così suona complicato e in effetti un po’ lo è. Si fa prima a guardarlo, questo telefilm che cresce di puntata in puntata.
Dollhouse più che essere una serie fantascientifica, si concentra particolarmente sui personaggi e solleva questioni morali non da poco. Protagonista è la notevole Eliza Dushku, già in Buffy e Tru Calling. Ecco, prendete queste due serie, aggiungeteci intrighi e misteri tra Lost e Alias e avrete solo una vaga idea di cosa si nasconde dentro questa casa delle bambole.
(Dollhouse è attualmente in onda sul canale Fox, altrimenti in rete c'è già tutta la prima spettacolare stagione in lingua originale con sottotitoli italiani)


venerdì 4 settembre 2009

L'ultima estate di Joan (episodio 2)

Il mio nuovo racconto in 4 web-episodi.
Per leggere il primo, CLICCA QUI

2. La vacanza
Tutto in un istante il pullman frena bruscamente. La suora-capo ha avuto un attacco di diarrea fulminante e si deve fermare: “Immediatamente!”. I bagagli si muovono in avanti e Franklin, che ancora se ne sta facendo lo scimpanzè idiota, va a sbattere il testone contro il sedile anteriore: “Ouch!” si lamenta.
“Tra 5 minuti tutti di nuovo qui,” fa la suora-capo nella piazzola della stazione di servizio. Poi si tiene la pancia: “Facciamo tra 15 minuti. Forse è meglio…” e scappa di corsa verso la toilet. All’autogrill tutti ne approfittano per prendere qualcosa. Mitchell si infila una copia dell’ultimo Playboy sotto la polo Ralph Lauren. Franklin immedesimatosi totalmente nella parte dello scimpanzè compra delle banane. Kristin & Holly si comprano una qualche rivista qualsiasi per giovani adolescenti arrapate. Joan vuole comprare il libro di un altro autore russo, ma non trovando Michajlovic finisce su Nabokov con il suo classico eterno, Lolita. E Michael? Michael, prevedibilmente, fa scorta di cioccolato bianco di cui è sempre stato un ghiottone.
Il pullman suona il clacson frenetico. L’attacco di diarrea della suora-capo è terminato ed è ora di tornare su: “Tutti su. Adesso!”
Mitch mostra a Franklin una bionda desnuda mozzafiato fare bella mostra di sé sul paginone centrale, le ragazze davanti sincronizzano le cuffie stavolta sui Jonas Brothers e Joan torna a tuffarsi tra le pagine scritte dai suoi autori russi preferiti. Il cioccolato bianco si scioglie sulla lingua di Michael e a lui sembra tutto così magnifico: se ne sta lì seduto a fianco della ragazza più bella del mondo e, d’accordo, le cose tra di loro non stanno procedendo al meglio, ma tutte le grandi storie iniziano con delle difficoltà. Altrimenti il divertimento dove sarebbe? E ci sono le risate di Mitchell, i versi di Franklin, e c’è la musica che arriva dalle cuffie delle ragazze davanti, il vento caldo da sud Europa tra i capelli, le luci delle città affogate nella notte appena al di là del finestrino e quel sapore di libertà sulla punta della lingua. Tutto è come aveva sempre sognato che fosse.
Michael porge l’ultima barretta di cioccolato bianco a Joan e lei accetta senza farselo dire due volte. Sono ore che non mangia e ha speso tutto il tempo e il denaro della sosta a gironzolare per il reparto libri come una nerd anziché prendere qualcosa da mettere sotto i denti perfetti di chi ha appena tolto l’apparecchio.
“Non è stata una sfortuna così grande,” dice a bassa voce. Con l’aria di chi, sconfitto, deve ammettere qualcosa con fatica.
Michael la guarda con aria interrogativa, senza dire niente.
“Che ti sei seduto qui, intendo,” Joan gli sorride. Un sorriso che manda a pezzi il suo mondo fatto di certezze, genitori rompiscatole e barrette di cioccolato bianco. Un sorriso che gli fa sembrare tutto ancora più bello e irrealisticamente perfetto. Si dà un pizzicotto per capire di non essere in uno dei suoi sogni. Si dà un altro pizzicotto per avere la conferma: è tutto reale. Quello è il momento della sua vita.
Nel cuore della notte il pullman arriva alla sua destinazione. “La Spagna di notte sembra uguale alla Germania,” pensa Michael. “Speriamo che domani mattina le cose cambino.”
I ragazzi vengono spediti a dormire tutti insieme in un camerone unico, mentre le ragazze vengono mandate nelle piccola dependance appena sul fianco dell’ostello.
Le luci vengono spente, con i ragazzi che continuano a bisbigliare sottovoce e tutte le loro parole appena percepibili sono concentrate a quella dependance, luogo misterioso in cui le ragazze staranno certamente:
“Ballando nude,” secondo la versione di Mitchell. “Sulle note di qualche stupida canzone dei Tokio Hotel.”
“Facendo lotta con i cuscini,” questo il parere di Franklin.
“Truccando e pettinando Joan per farla apparire ancora più bella,” ovviamente il punto di vista del nostro Michael.
Quello che i ragazzi non riescono neanche lontanamente a immaginare, è che mentre stanno sprecando fiato e fantasia a vuoto, le ragazze sono già tutte a passeggiare tra i campi assieme a Orfeo.
Il mattino seguente la suora-capo dà la sveglia presto. Molto presto. I ragazzi sono tutti distrutti. Borsoni da viaggio sotto gli occhi. Franklin non ha più nemmeno voglia di fare lo scimpanzè. Mitchell si trascina come uno zombie, lamentando: “Non ho mai dormito così poco in vita mia.” Le ragazze invece sono tutte riposate e bellissime, soprattutto Joan.
“Come diavolo faranno?” si domandano i ragazzi in coro.
Michael la vede scendere giù dalle scale per andare a fare colazione e sente il suo profumo di fragola avvicinarsi e i suoi capelli sembrano così morbidi e i suoi occhi per un attimo lo guardano e Michael a quel punto rovescia il suo latte per terra e tutti si mettono a ridere forte: “Ah ah ah” ma a lui niente importa. È ancora lì perso in quegli occhi che quasi non si accorge che i suoi compagni stanno uscendo. Uscendo per andare al mare! Finalmente avrebbe visto il mare e nemmeno era la cosa che gli interessava di più in quel momento. Chi l’avrebbe detto appena poche insonni ore prima?
Il sole picchia. Fa un caldo a lui sconosciuto. I raggi di sole gli penetrano la pelle candida da fantasmino Casper, arrossandola.
“Vuoi che ti metta un po’ di crema sulla schiena?” gli chiede Franklin.
“Sì, grazie. Sei molto gentile,” gli risponde Michael con un sorriso.
“Hey,” fa Franklin ridendo a crepapelle. “Ti stavo pigliando per il culo. Fattela mettera da Joan la crema, brutto finocchio!”
Joan. Crema solare. Dolci mani di ragazza sul suo corpo secco. Sente una strana eccitazione addosso. I suoi boxer si gonfiano improvvisamente. Che sta succedendo? Si sente tutto bagnato, senza nemmeno aver ancora fatto il bagno. Non gli è mai capitato nulla del genere prima. Le ragazze lo guardano terrorizzate: “Oddio, che schifo!” scappano. “Michael è venuto nel costume.”
Risate e urla. Panico tra le suore. Mitch lo prende da parte e gli suggerisce: “Non preoccuparti, amico. Sono cose che capitano,” gli dà una leggera gomitata sul fianco. “Vai a buttarti subito in acqua, prima che ti veda la suora-capo.”
Michael non se lo fa ripetere due volte. Mitchell avrà anche un cervello da idiota, ma sulle cose di sesso c’ha sempre ragione.
È il suo primo bagno. Un bagno di imbarazzo, però che figata l’acqua rinfrescante sui capelli. Il sapore salato sulle labbra. La sabbia che si incolla ai piedi. Questa è una vacanza.
I giorni passavano rapidi in Costa Brava. Di giorno Michael imparava a surfare sulle note di Can’t go back dei Primal Scream, si faceva prendere in giro da Mitch e Frank sapendo che in fondo in fondo gli volevano bene, si perdeva negli occhi di Joan mentre la voce di Elliott Smith gli sussurrava nelle orecchie dell’iPod. La sera guardava il cielo limpido tutto pieno di stelle mentre Jason, il ragazzo con la chitarra, strimpellava un pezzo dei Red Hot Chili Peppers. Poi, ricordando le sue origini italiane, si metteva a suonare una canzone che sorprendentemente tutti si univano a cantare in un coro maccheronico: “Le bionde trecce, gli occhi azzurri e poi… le tue calzette rosse.”
Dopodichè solitamente scattava il coprifuoco. Tutti a nanna sotto le coperte, con la sola eccezione di Joan che non appena le luci si spegnevano sgattaiolava fuori dalla parte superiore del letto a castello che divideva con quella rompicazzo di Emily e, vestita di tutto punto da strafica, andava a vivere la lunga noche spagnola. Quando tornava, il sole cominciava già ad aprire gli occhi, e con lui Michael.
Quello che ricorda maggiormente dell’ultima estate di Joan è il suono delle stelline che ballavano sulla porta d’ingresso del loro ostello. Era il suono che gli diceva: “Svegliati. Joan è tornata.” Lui stropicciava gli occhi, ancora assonnatissimo. Joan veniva da lui, visibilmente ubriaca e con odori strani addosso, diversi ogni notte. Gentile, gli sussurrava: “Hey, Michael. Sei sveglio?” E lui bofonchiava: “Sì, sì. Io non dormo mai,” e si sforzava di tenere gli occhi aperti mentre lei gli raccontava delle sue serate. Gli diceva: “Stasera me ne sto più in alto delle stelle,” e gli diceva: “Ci sono più cose in cielo e in terra di quante possa comprenderne la mia fottuta filosofia,” e gli diceva: “Ho conosciuto questo tizio, fichissimo. Ho conosciuto quest’altro. Fichissimo pure lui. È pieno di soldi. Ha uno yacht. Dice che mi porta a fare un giro, uno di questi giorni. Dice che sono la ragazza più bella del mondo.” Ma questo Michael già lo sapeva.

(Leggi la TERZA PUNTATA)
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